martedì, 24 giugno 2008
 - A rebours -
ARSURA
Sono stanca di scrivere
le mie lettere al vento.
Da troppo tempo
non ho stagioni.
Aspetto che tu piova
sul deserto grigio
dell’anima.
-daffodil-
(estate 1992)
Man Ray, All'ora dell'osservatorio- Gli innamorati

  Come volevasi dimostrare...Sono passati 16 anni, correva l'anno 1992, quello del mio diploma, l'estate incalzava solo un po' meno arrabiata di oggi, forse gia' camminavo sul mio filo da funambolo inquieto (molto piu' inquieto di oggi) e questo sopra era, poco dopo il mio esame di maturita', il  mio livello di maturita' affettiva, condito da velleita' poetiche in nuce (prive di modelli).

Che fa sorridere si', pure di compiaciuta tenerezza tipica del rivederci a ritroso. Ma a ben guardare nella sostanza nulla e' cambiato.
Basta leggere il post attuale qui sotto!
affabulato da daffodil73 alle ore 13:39 | commenti (25)
lunedì, 23 giugno 2008

- Teoria e prassi acrobatica -

 Sono stanca, nient'altro che infinitamente stanca.
 Non di vivere o di sopravvivere; ma di questa ormai datata e   irrimediabile mancanza. La mancanza di un centro e pure di un baricentro.
Per dirla in parole piane, di starmene cosi' alla periferia di me e del mondo, perennemente sospesa tra MENTE e CORPO, INTERNO ed ESTERNO e alla fine FOLLIA e NORMALITA' (anche se e' un termine improprio che non mi piace). E questo in termini terapeutici si chiama "borderline", che e' un'etichetta sterile come tante altre, ma ha un suo reale valore descrittivo. Il bordo appunto,il limite, mai di qua ne' di la' del tutto, il bicchiere sempre mezzo pieno e mezzo vuoto.

Come un funambolo perenne, che da troppo ha lasciato un capo del filo e non puo' piu' intravvederlo nemmeno se riuscisse a voltarsi indietro senza rischio; ma mai intravvede il capo opposto, il punto d'arrivo (ammesso che ve ne sia uno); se ogni tanto lo sente vicino, se lo prefigura e gli sembra ormai un traguardo prossimo, come in un crudele contrappasso degno del miglior girone dantesco e' solo e sempre un miraggio, momentaneo e passeggero, che sembra riportarlo piu' indietro su quella corda tesa in alto, apparentemente al di sopra del mondo, ma poi per il mondo stesso di molto al di sotto. Un rovesciamento di alto e basso, di opposti, di estremita' di cui puo' essere complice la natura, il destino, il dipanarsi degli eventi e tutto cio' a cui alla fine siamo costretti e soliti attribuire il disagio. Magari semplicemente a tutte queste cose insieme.

Ma e' passato troppo tempo da quando ho smesso di domandarmi "perche'" e alla fine ho avuto tutto il tempo per stancarmi di chiedermi "come". Questo poi in termini terapeutici  si chiama punto di non ritorno, irreversibilita', rien a fair, fine del percorso, della ricerca, magari pure della speranza secondo alcuni dotti competenti.
E va beh, gia'accettato pure questo. Amen.
Pero' in termini esistenziali la faccenda e' un po' piu' complessa, si sa. Io sul filo continuo ad avanzare, a fase alterne, a ritmi differenti, ultimamente  mi pare con passo piu' sicuro e spedito.Posso prendermi anche le mie belle pause, sorattutto da quando ho relizzato che non e' una staffetta o una gara d'inseguimento (e in effetti, come si dice, nessuno ti corre dietro; anche perche' non interessa a nessuno, la gente in genere ha di meglio di fare che il funambolo).
 L'unica cosa che veramente desidero e' solo poter per un attimo attenuare la tensione acrobatica, riuscire a cascare, senza farmi troppo male possibilmente, da una parte o dall'altra del confine; e non necessariamente da quella che altri stimano come "migliore" o piu' favorevole per me. Giusto una delle due parti, dovesse anche essere in extremis il luogo vero della follia, quello che ormai ho visto dal di dentro e pure con tanto orrore e sgomento.

Certo poi questi son pensieri da giorni stanchi, come oggi (complice pure un'estate torrida scoppiata a tradimento quando avevamo smesso di aspettarla).

La mente e il corpo, il fuori e il dentro, il razionale e l'irrazionale continuano ad abitarmi ed io ad abitarli contemporaneamente.
Dite che non sono l'unica? E non e' forse questa paura grande del dolore (fisico e morale) della nostra caduta, quando sappiamo che e' per noi senza rete di protezione, ad impedire a quelli come me di "decidersi" a cascare, di lasciarsi finalmente andare alla naturale gravita' e alla forza centripeta degli Altri?

(e per inciso: sarà questa la nostra fortuna o la nostra vera disgrazia?)

"E gli era venuta anche un altra immagine: di se stesso che per tutta la vita si era tenuto in equilibrio su una fune.
Poi c'era stata la caduta, e lui aveva scoperto che, anzichè sfracellarsi, sapeva volare, che aveva questo miracoloso e insospettato dono."
(R.M. Pirsig, Lila, Adelphi)

affabulato da daffodil73 alle ore 18:56 | commenti (5)
martedì, 08 aprile 2008

- Ragazza interrotta-

Forse e' possibile. Ricominciare. Da dove mi avevano interrotta.

Il peso della violenza, il sopruso, la calunnia e ancora, a sprazzi, la rabbia, il dolore e l'impotenza. Gli incubi,si', ma semnpre piu' sfumati e rari. Il bisogno di giustizia, si', ma ora piu' sereno e consapevole. Del fatto che forse ho gia' vinto o potro' comunque vincere: ritrovando me stessa, anzi forse scoprendo una me stessa nuova. Non piu' confusa da tutte le voci esterne in questi anni forti, implacabili e quasi sempre menzognere. E neanche schiava di quel bisogno maledetto di "dimostrare" che forse ha occupato gran parte della mia vita.
Dimostrare la testa, dapprima, nella sua precocita'. E poi lo spirito, in tempi lontani di suore e tensioni mistiche. E poi l'aspetto, per tutta l'adolescenza protratta e interminabile. Dimostrare prima che potevo essere migliore degli altri e poi, dopo il tracollo, che in fondo non ero cosi' peggiore. Cosi' nell'andare tortuoso degli anni, ogni giorno, con immensa fatica.
Ma se vivere fosse piu' facile? Quel lasciarsi vivere, leggero e senza sforzo dei miei giorni di prigionia (unica nota positiva, perche' c'e' sempre un po' di luce in ogni abisso) mi torna alla mente,a volte con nostalgia.  E vorrei poterlo realizzare anche da libera, costruendo da me stessa tempi, spazi, ritmi e una strada che forse prima non ho mai davvero cercato o saputo intravvedere.

E poi vorrei che chi mi ha lasciata mi fosse accanto, ora, per dirmi ancora una volta quelle ultime parole. Di speranza e incitamento, di sicurezza profonda, quella di chi ti ha conosciuto cosi' bene che non puo' sbagliarsi. Perche' ha visto persino oltre cio' che io stessa vedevo. Io rinnovo la mia promessa e non mollo.

E mi cerco, piu' "bella" e migliore di come lui mi ha amata e di certo mi vorrebbe. Perche' possano essere ancora altri ad amarmi in quel modo o soltanto un po'.

Ma anche se questo non fosse piu' possibile, voglio trovarmi piu' simile a cio' che sono davvero,per me soltanto finalmente e non per altri.

(E grazie a una nuova amica, ancora da scoprire;  a un amico di sempre con le sue assenze, i sui vai-e-vieni ma anche il suo affetto indubitabile; ai libri di adesso e a quelli che verranno; alle lingue straniere che mi quietano e aprono la mente; al sole di primavera; a una donna di gran classe e intelligenza, sorpresa preziosa per ricordare e piangere insieme; al libro che dovrebbe nascere e ha una gestazione ancora incerta, di infiniti rimandi;  alle mie incursioni nel regno del disagio , al mio matto preferito e gli altri ultimi di grande bellezza ed intensita'; anche a questi dieci kili di troppo e a questo mio viso che non riconosco, segnato dal tempo del dolore, che ancora certi giorni detesto... perche' magari  prima o poi imparero' a guardare oltre la forma)

affabulato da daffodil73 alle ore 03:20 | commenti (28)
domenica, 23 dicembre 2007

- And so this's Christmas -

Con tutto cio' che manca, stringendo forte cio' che c'e', ricordando chi e' partito, aspettando chi arrivera'. Il calore della Speranza scioglie piano il gelo, un piccolo spiraglio per ricordare che e' Natale e un augurio speciale a chi e' nell'ombra.

Germoglino sogni tenaci, per ogni attesa e per chi crede di averli perduti o ne e' stato derubato.

E ai miei amici navignanti e non, un abbraccio grato.

affabulato da daffodil73 alle ore 08:08 | commenti (39)
giovedì, 29 novembre 2007

20/11/2007

Ciao Uomo d'Argento adesso splendi dentro di me.

                                     
                                                      Quest'uomo                     
                                              ha occhi d'ambra liquida                             
e un sorriso da satiro
che viene dal Tempo,
e da quella terra
ove Marsia rideva
e gli dei consumarono
le loro battaglie.
Sulla sua pelle
un dio fra i tanti
stampò un arcipelago
di piccole isole,
di giorni e di nomi
che egli già conosce,
e ha attraversato
prima di approdare
                           sul margine inesplorato                          
del mio abisso.
Quest’uomo
si aggira cauto,
come forestiero,
tra dedali ombrosi
che passi di donna soltanto
nell’alba ospitarono,
tra le macerie di qualche amore
e una galleria di stinti ritratti,
requiem per sogni
appena sfiorati.
Quest’uomo,
che crede nel destino,
tra le sue mani stasera
culla la mia vita
ed i frammenti aguzzi
ad uno ad uno compone,
su trame di cristallo levigate
da una beffa di venti
e da quell’onda,
che dono imperscrutabile
e insidiosa compagna
fu al mio andare.
            Inatteso il suo nome tintinna -        
moneta d’argento -
sul duro selciato dei miei giorni.
- daffodil -
IN RICORDO DI UN UOMO GRANDE
affabulato da daffodil73 alle ore 00:25 | commenti (9)
venerdì, 13 luglio 2007

- Skipper -

13/07/1992 - 13/07/2007

 (...) e un poco ancora vivi

 perchè ti sopravvivo.

 (M.Yourcenar)  

affabulato da daffodil73 alle ore 07:36 | commenti (30)
domenica, 20 agosto 2006

   D i s c o n n e s s i o n i 

Chi vive isolato dal mondo scandisce giorni e notti al ritmo degli squilli di suoneria, misura sul filo l'andamento dei rapporti, fa bilanci esistenziali con i prefissi, affina l'orecchio a detti e non detti. E l'assenza ha il suono cupo di uno squillo prolungato senza risposta.

phonebooth   

 Il telefono chiama  -
ha la voce lunga il telefono
e lui l'altro, l'amato
non risponde, non fiata
l'immaginazione può camminare
zoppicando un poco
come un vecchio soldato
reduce da guerre lontane
che ora vuole dormire
ma anche passeggiare
e il camminare lo stanca
ma pure lo seduce
di quella voce scialba
smodata, sbilenca, sguaiata
ha bisogno il soldato
per una sua guerra solitària
per le sue trincee scavate
con cura nei pensieri notturni,
di quella voce che il telefono
gli nega con ridente severità
il soldato si bea e si addolora
il telefono chiama e chiama
al di là di città e di piazze
al di là di acque dolci e salate
il telefono suona e nessuno risponde
nelle assetate cavità del pensiero
la notte cade dall'alto
con la precisione
di un aereo da guerra
fra le ciglia addormentate
e gli occhi bendati
se la voce è sparita
fra i fili, con gloriosa leggerezza
il soldato aspetta quella voce
che arriverà dal telefono
come una feroce tempesta
a sconvolgere le arie
profumate e tranquille
di quel malandato giardino
che viene chiamato cuore.

(D.Maraini)

- Dedicato a Ennio -

affabulato da daffodil73 alle ore 10:02 | commenti (141)